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mercoledì 13 ottobre 2010

AFGHANISTAN: ma siamo in guerra o no ?


ROMA - In principio, marzo del 2003, furono un colonnello, mille uomini, una promessa di impiego non superiore ai sei mesi e una bolletta da 100 milioni di euro. Una fiche per sedere al tavolo della "War on Terror". E su un fronte, quello afgano, degradato, con l'avvio dell'offensiva alleata in Iraq, a retrovia. Sette anni e 90mila uomini dopo (tanti sono i nostri soldati ruotati tra i distretti di Kabul, Herat, Farah), ci "scopriamo" in guerra. Con un contingente che, tra due mesi, arriverà a 3mila 950 uomini, articolato in tre "battle group", una task force di reazione rapida (la "TF 45"), una robusta forza aerea di attacco (caccia "Amx", elicotteri "Mangusta", droni "Predator", elicotteri multi-uso dell'Aviazione e, proprio da ieri, anche della Marina), unità meccanizzate (carri armati "Dardo", blindati pesanti da trasporto "Freccia"), per un costo di missione che toccherà i 675 milioni di euro annui, 56 milioni al mese. Oltre 3 miliardi di euro dall'inizio di questa avventura.

Carlo Bonini – LaRepubblica.it

sabato 28 agosto 2010

LA GUERRA IN IRAQ E’ FINITA


Il presidente Obama annuncia il ritiro delle truppe americane ed alleate dall’IRAQ dopo oltre 7 anni di guerra e dopo aver lasciato sul campo oltre 4.500 militari della coalizione ed oltre 1.400.000 inermi civili iracheni.
Una guerra senza dati, informazioni ed immagini ufficiali che finisce.
Il dittatore Saddam Hussein é stato tolto dal potere. Ora rimangono solo i dittatori del Pakistan, dell’Iran, dell’Oman, dello Yemen, dell’Arabia Saudita, del Qatar, del Kuwait, dell’EAU, della Giordania e della Siria.
Nel frattempo il noto dittatore Muammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī viene ricevuto con tutti gli onori da Berlusconi a Roma.
Certamente c’é un metro molto diverso per misurare le dittature nel mondo. Dipende da molte cose: dal petrolio, dagli interessi pubblici e privati, dai politici di turno.

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